Notiziario n. 114 del 22 maggio 2020

Il Ministero continua a non fare il Ministero

e la gestione del personale nei vari uffici periferici diventa sempre più disomogenea e caotica

Incominciamo col dire che, dalla metà di marzo (ovvero da quando è stata dichiarata l’emergenza nazionale a causa dell’epidemia Covid-19), è mancata la funzione di coordinamento e direzione, da parte dell’Amministrazione Civile dell’interno, nei confronti degli uffici ministeriali periferici (prefetture e questure).

L’unica attività nella quale il Dipartimento per le politiche del personale si è impegnato è stata quella di diramare a detti uffici le direttive, le circolari e le comunicazioni della Funzione Pubblica.

E’ toccato dunque a prefetti e questori (che per tutto il periodo emergenziale si sono dovuti arrangiare) prendere tutte le decisioni, interpretando ed attuando le direttive e le circolari della Ministra per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone.

Ovviamente gli effetti sul personale (sia quello che ha lavorato in “modalità presenza fisica negli uffici”, che quello che era in “smart working”) sono stati diversi tra i vari uffici  e questa situazione disomogenea ha fatto insorgere problematiche di vario tipo, anche a livello sindacale.

A nostro giudizio, tutto questo avrebbe potuto essere evitato, se il Ministero avesse fatto il Ministero, ovvero se coloro che dirigono il Dipartimento per le politiche del personale dell’Amministrazione civile… e anche chi gestisce l’Ufficio Relazioni Sindacali, avessero svolto diligentemente i loro compiti e si fossero assunti/e le loro responsabilità… ma così non è stato.

Solo dopo i nostri reiterati appelli e dopo l’uscita del Notiziario n. 107 del 13 maggio 2020, dal titolo “IL MINISTERO NON STA FACENDO IL MINISTERO”, nella tarda mattinata di giovedì 14 maggio, l’Ufficio Relazioni Sindacali si è deciso a recapitare  (a mezzo mail) a tutti i sindacati una bozza di Protocollo contenente la regolamentazione delle misure di contrasto per il contenimento della diffusione del virus COVID 19 negli ambienti di lavoro… con l’invito a far pervenire le osservazioni entro la giornata del 19 maggio.

Ovviamente le osservazioni sono state da tutti inviate nei tempi richiesti e supponiamo che qualcuno stia lavorando per trasformare la bozza in un protocollo… del quale siamo però ancora in attesa.

Il Protocollo in questione dovrebbe contenere una regolamentazione di livello nazionale per poter poi applicare in modo omogeneo le misure di contrasto per il contenimento del COVID 19 negli ambienti di lavoro di tutti gli uffici centrali e periferici del Ministero dell’Interno.

Esso potrà poi, previo confronto sindacale, essere integrato a livello di posto di lavoro per consentire ai vari uffici gli adattamenti alle loro specifiche realtà operative e territoriali, ma ovviamente non in contrasto con le direttive ministeriali.

Ci si aspettava però che, oltre a mandare la bozza del protocollo ai sindacati per le osservazioni, il Ministero inviasse anche una nota a tutti i suoi uffici centrali e periferici per avvertirli dell’iniziativa che l’Amministrazione stava intraprendendo a livello centrale.

Invece, questa cosa non risulta che sia stata fatta, dal momento che continuano ad arrivare, da parte di moltissimi uffici periferici, protocolli e bozze elaborati spontaneamente da prefetti e questori che si apprestano (alcuni lo hanno già fatto) a regolamentare i propri uffici a prescindere da ciò che farà, o non farà, il Ministero.

Una migliore gestione di questa dinamica avrebbe sicuramente consentito al Ministero dell’Interno di riprendere in mano la situazione che le era sfuggita a causa di ritardi, errori ed incapacità di alcuni nella fase iniziale, ma ciò non è avvenuto e quindi ora la situazione sta diventando ancora più disomogenea e caotica.

Infatti prefetti, questori… e perfino i comandanti della polizia stradale, stanno adottando, ognuno a modo proprio, provvedimenti organizzativi che prevedono anche il rientro in ufficio del personale che era in smart working.

Fino a questo momento il Ministero dell’Interno era sempre riuscito a regolamentare i propri uffici periferici con una certa omogeneità. 

Questa volta invece, causa la prolungata ed ingiustificata inerzia dell’Amministrazione a livello centrale e una serie di errori commessi da chi occupa determinati posti dirigenziali, i responsabili dei vari uffici periferici si sono dovuti arrangiare per approntare (ognuno a modo proprio) le misure di contrasto e di contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, con tanto di protocolli e provvedimenti attuativi ed organizzativi.

Alcuni hanno agito bene, altri meno bene ed altri ancora piuttosto male.

Il comportamento finora più scriteriato ci è parso quello del Comandante del Compartimento della Polizia Stradale di Milano, il quale ha disposto la revoca dello smart working, a partire dal prossimo 25 maggio, a due funzionarie civili in servizio presso la Sezione di Polizia Stradale di Bergamo.

Nella lettera scaricabile qui sotto, che la FLP ha fatto questa notte per provare a tutelare il personale interessato dal discutibile provvedimento, ci sono i dettagli della questione.

Scarica la lettera

In ogni caso, il modo pessimo con il quale il Ministero ha finora gestito la crisi emergenziale dovrebbe far riflettere la Ministra dell’Interno Lamorgese sul livello di approssimazione, inadeguatezza ed inefficienza con il quale viene, ormai da diverso tempo, gestito il Dipartimento per le politiche del personale dell’Amministrazione civile.

Scarica il notiziario

A cura del Coordinamento Nazionale FLP Interno