Notiziario n. 105 del 11 maggio 2020

Lode ai prefetti

da parte della Ministra Lamorgese
i quali però non hanno alcun merito

Con una lettera inviata il 4 maggio u.s. a tutti i prefetti la Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha espresso il suo “sincero e riconoscente apprezzamento per il prezioso contributo che essi stanno assicurando nella gestione delle diverse fasi emergenziali”.

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In alcuni punti della lettera dopo aver  affermato “di voler promuovere le Prefetture, anche in relazione a questa grave emergenza, quale autorevole punto di riferimento istituzionale, ha fatto riferimento ai prefetti come motore dello Stato a tutela della tenuta democratica del Paese, arrivando ad affermare che essi:

  • sarebbero stati chiamati a svolgere, in prima linea, un ruolo ancor più nevralgico, confrontandovi con compiti nuovi, in una continua e non facile azione di contemperamento tra rigore e comprensione;
  • si sarebbero fatti interpreti di situazioni difficili, favorendo, in un coacervo di positive sinergie, soluzioni che da un lato hanno garantito l’attuazione delle misure di contenimento messe in atto e dall’altro si sono mosse in direzione di un graduale ritorno alla normalità;
  • molto spesso lontano dalle famiglie e a volte anche a rischio della propria vita, hanno suggellato l’assoluta centralità delle Prefetture nel nostro sistema democratico, a presidio della legalità e della coesione sociale.
  • hanno avuto e avranno una funzione vitale nel cammino di ripresa e nella ricostruzione del Paese”.

La Ministra ha infine concluso il suo encomio dicendo che “il fondamentale ruolo dei prefetti in questo drammatico frangente segnerà la storia e che è convinta che l’opera di consolidamento del ruolo del prefetto nella governance del sistema Paese sia un bene innanzitutto per i cittadini!”

Noi riteniamo che il pronunciamento su “cosa è bene o cosa è male per i cittadini” spetti solo ai cittadini e, pur senza voler denigrare i prefetti (che in questo frangente, a nostro giudizio, sono rimasti senza infamia e senza lode) proponiamo un’analisi degli accadimenti degli ultimi 3 mesi dalla quale non si evincono motivi particolari per tessere lodi ai prefetti.

  1. L’emergenza coronavirus è stata gestita fin dall’inizio (bene o male… legalmente o illegalmente) a colpi di dpcm, emanati dal Presidente del Consiglio dei Ministri.
  2. I dpcm in questione contenevano per lo più provvedimenti di chiusura di attività e limitazioni (più o meno motivate) delle libertà individuali dei cittadini… ma erano in ogni caso piuttosto chiari nei loro contenuti e non contemplavano quindi particolari attività interpretative (o autorizzazioni in deroga) da parte di chicchessia… e men che meno dei prefetti.
  3. Le pochissime opposizioni ai provvedimenti limitativi del Governo (come ad esempio quella del padre residente in Abruzzo, coaffidatario di figlio minore che al momento dell’inizio del lockdown si trovava con la madre residente nel Lazio) sono state presentate ai giudici… e nessuno si è rivolto ai prefetti.
  4. Le richieste di info sommarie, che alcuni cittadini richiedevano telefonicamente agli URP delle Prefetture, pervenivano in egual misura agli URP dei Comuni e anche ad altri uffici pubblici e associazioni datoriali e sindacali di vario genere.
  5. Le ordinanze, più restrittive prima, e più permissive poi (rispetto al contenuto dei dpcm) sono state emanate dai Governatori delle Regioni e dai Sindaci… nessuna dai prefetti.
  6. Il rispetto delle disposizioni contenute nelle ordinanze e dei dpcm è stato imposto ai cittadini dagli organi di polizia, talvolta anche locali, coordinati per lo più dai questori o talvolta direttamente  dai sindaci… e solo occasionalmente o residualmente da qualche prefetto.
  7. L’eventuale contenzioso azionato da impugnative dei cittadini dei provvedimenti sanzionatori verrà esaminato dai giudici… e non dai prefetti.
  8. I provvedimenti di tipo economico ed assistenziale disposti con i Decreti Legge emanati dal Governo per sostenere le attività economiche ed i lavoratori colpiti dalla crisi, hanno come interlocutori amministrazioni pubbliche come l’INPS o soggetti privati come le banche… e in nessun caso i prefetti.

La lista delle cose che vede i prefetti ininfluenti nella gestione di questa fase dell’emergenza è ovviamente molto più lunga e potrebbe proseguire, ma per motivi di brevità preferiamo tagliarla qui.

Ci risulta invece che poco o nulla è stato fatto per imporre il rispetto del lockdown (e dei divieti che valevano per tutti i cittadini) anche all’interno dei campi rom, dei centri di accoglienza dei migranti irregolari (qualcuno dei quali è stato dato alle fiamme dagli stessi) o negli altri luoghi di disgregazione sociale (es. stazioni ferroviarie delle grandi e medie città, luoghi di spaccio della droga, ecc)… e in questo caso le responsabilità potrebbero ricedere proprio sui prefetti… o perlomeno su alcuni di essi.

Per i motivi sopra riportati, rimaniamo abbastanza perplessi per le lodi che in questo frangente, la Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha ritenuto di esternare proprio ai prefetti e riteniamo che esse sarebbero spettate, molto più meritatamente a medici, infermieri, personale sanitario e delle forze di polizia, che realmente si sono impegnati in prima linea (e spesso a costo della propria vita) per affrontare con grande determinazione e dignità (e senza percepire i lauti stipendi dei prefetti) la tragica emergenza del Covid-19.

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A cura del Coordinamento Nazionale FLP Interno