Notiziario n. 143 del 29 settembre 2020

Tavolo smart working al Ministero del Lavoro

La CGS al Ministro Catalfo: inserire la contrattazione nella legislazione e prevedere un tavolo tra Governo e parti sociali su innovazione e investimenti

Patricelli: “Lo smart working accompagni un vero cambio di paradigma e non sia un mezzo per espellere i lavoratori scomodi dai luoghi di lavoro e appropriarsi di un dividendo che va distribuito”

Trascriviamo di seguito il comunicato della nostra Confederazione che illustra gli esiti della riunione tenutasi al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sul tema dello smartworking.

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È continuato il tavolo di confronto tra il Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo e le parti sociali sullo smart working.

La CGS ha partecipato con il proprio contributo di idee. Prima di tutto ha tenuto a distinguere il “remote working” emergenziale, attuato in deroga alle norme, dalla vera e propria innovazione che lo smart working può costituire.

Sul piano pratico, abbiamo chiesto un intervento normativo che riequilibri il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore. Oggi, infatti, la disciplina del lavoro agile è delegata dalla legge ad un accordo individuale tra datore di lavoro e singolo lavoratore, con una pesante asimmetria di potere tra le due parti. Abbiamo chiesto di inserire nella norma un chiaro rimando alla contrattazione collettiva per attenuare lo squilibro esistente.

Riguardo, invece, allo smart working come mezzo di innovazione, la CGS ha ricordato quanto l’Italia sia indietro da questo punto di vista, ponendosi oltre il sessantesimo posto nel mondo nel mondo per creazione di nuovi modelli organizzativi e di business, ma ha messo in guardia dall’immaginare di affidare solo allo smart working o solo al fattore lavoro gli aumenti di produttività.

A questo proposito la CGS ha precisato che la bassa produttività del lavoro è dovuta alla poca in-novazione tecnologica, alla scarsa propensione delle imprese italiane a investire in tecnologie, risorse umane e ricerca e al conseguente mix produttivo basato su prodotti a basso valore aggiunto.

Per questo lo smart working e, più in generale, l’innovazione organizzativa non può essere trattata da sola ma in un tavolo complessivo tra Governo e parti sociali su investimenti e innovazione. Intravediamo in questi giorni la tentazione di una parte delle imprese di spingere sullo smart working semplicemente per risparmiare su spazi, costi, formazione e come mezzo per precarizzare ulteriormente settori di lavorazione, semmai anche incassando incentivi statali.

Secondo la CGS, invece, l’occasione di cambiare paradigma deve essere accompagnata da un patto tra il Governo, le imprese e i lavoratori nel quale il primo faccia investimenti, le seconde investano a loro volta e assicurino il mantenimento dei livelli occupazionali e i lavoratori accettino di rimettersi in gioco e modificare abitudini consolidate.

Siamo certi che da un processo di tal genere possa scaturire un cospicuo dividendo che deve essere distribuito equamente tra tutti gli attori: lo Stato, sotto forma di aumenti occupazionali e crescita; le imprese attraverso un aumento dei profitti e stabili presenze sui mercati interni e internazionali; i lavoratori, con una nuova stabilità occupazionale, una migliore distribuzione dei tempi tra lavoro e vita privata e migliori condizioni economiche.

LA SEGRETERIA GENERALE CGS

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A cura della Federazione FLP