Avviato all’Aran il tavolo di confronto.
Aggiornare le regole senza comprimere il diritto costituzionale di sciopero
Si è svolta ieri mattina all’ARAN la prima riunione per la definizione del nuovo accordo sulle norme di garanzia dei servizi pubblici essenziali e sulle procedure di raffreddamento e conciliazione in caso di sciopero del Comparto Funzioni Centrali.
L’estrema sensibilità della materia è dimostrata dal fatto che la normativa vigente risalga agli accordi del 2002 (Enti pubblici non economici) e del 2005 (Ministeri, integrato nel 2016 per i beni culturali). La stabilità nel tempo di questo quadro regolatorio impone che qualsiasi modifica sia guidata dalla massima prudenza. Disciplinare i servizi pubblici essenziali significa, infatti, bilanciare i diritti fondamentali dell’utenza con il diritto di sciopero.
Pertanto, la FLP ribadisce che il nuovo accordo dovrà salvaguardare esclusivamente i livelli minimi essenziali a tutela della Costituzione, escludendo restrizioni improprie che rischino di svuotare di efficacia il diritto di sciopero.
L’ARAN ha presentato ai sindacati una bozza per unificare le regole di Ministeri, Enti pubblici non economici e Agenzie fiscali, finora frammentate a causa della vecchia divisione dei comparti.
Il testo unisce le regolamentazioni precedenti e recepisce i successivi orientamenti della Commissione di Garanzia per Agenzie fiscali ed ENAC.
Un riordino necessario, ma che per la FLP non può tradursi in una semplice sommatoria di vincoli stratificati in vent’anni.
Il nuovo accordo deve essere l’occasione per verificare se queste regole siano ancora attuali e proporzionate alla moderna realtà organizzativa delle nostre amministrazioni.
Nel corso della riunione la FLP ha ribadito con chiarezza le proprie osservazioni sul testo.
Il principio cardine è semplice: lo sciopero impone la tutela delle sole prestazioni realmente indispensabili, non il regolare funzionamento dell’amministrazione. Definire un servizio come “essenziale”, infatti, non comporta l’obbligo automatico di garantire ogni attività a esso collegata. Questo approccio trova riscontro negli accordi attuali, che distinguono chiaramente il servizio nel suo complesso dalle specifiche prestazioni da assicurare. Nell’Accordo Ministeri del 2005, ad esempio, il settore della giustizia limita i servizi minimi alle sole attività urgenti e alla tutela della libertà personale.
Per la FLP, di conseguenza, il nuovo accordo dovrà continuare a ridefinire le prestazioni indispensabili in modo rigoroso, puntuale e restrittivo.
Al centro del dibattito vi è la disciplina dei contingenti di personale. La bozza introduce un protocollo nazionale e una successiva contrattazione locale (territoriale/di sede) con RSU e sindacati rappresentativi. Il nuovo accordo richiede una revisione profonda dei servizi minimi all’insegna della proporzionalità, superando i vecchi schemi normativi.
Un esempio evidente è l’accordo del 2016 del Ministero della Cultura (apertura minima del 50% dei musei), che oggi necessita di una seria verifica prima di qualsiasi conferma.
Analogamente, abbiamo espresso perplessità sugli automatismi percentuali previsti per alcuni settori, a partire dalle Agenzie fiscali e dall’ENAC. La bozza prevede infatti, per determinate attività delle Agenzie fiscali, contingenti pari al 50% del personale normalmente impiegato e, per ENAC, il mantenimento di una funzionalità pari al 50% di quella normalmente assicurata.
Percentuali predeterminate non possono sostituire la verifica concreta del personale effettivamente necessario.
Per la FLP la priorità è tutelare il diritto di sciopero, limitando i contingenti al numero strettamente necessario di lavoratori per assicurare esclusivamente le prestazioni indispensabili.
Anche il riferimento alle nuove famiglie professionali non può diventare uno strumento attraverso il quale estendere indiscriminatamente l’obbligo di prestazione a intere platee di personale.
Digitalizzazione, nuovi processi di lavoro, riorganizzazione degli uffici, lavoro da remoto e nuovo ordinamento professionale hanno profondamente modificato le amministrazioni rispetto a vent’anni fa.
Il nuovo accordo deve pertanto essere l’occasione non soltanto per unificare, ma anche per verificare, aggiornare e, ove possibile, ridurre le limitazioni esistenti, quando queste non risultino più strettamente necessarie.
Diversamente, avremmo un nuovo accordo nella forma ma una disciplina vecchia nella sostanza.
Durante l’incontro, l’ARAN ha ribadito la centralità della Commissione di Garanzia, che dovrà valutare l’idoneità dell’accordo. Per la FLP, tuttavia, questo passaggio rischia di appesantire le trattative: il confronto sindacale viene quasi congelato in una condizione sospensiva, poiché ogni intesa resta subordinata a una verifica successiva. Proprio per questo diventa fondamentale definire con l’ARAN un testo equilibrato, capace di tutelare i diritti dell’utenza senza penalizzare le libertà sindacali.
Al termine degli interventi sindacali, l’ARAN ha riconosciuto la fondatezza delle criticità sollevate, aggiornando il confronto a una prossima riunione. In quella sede verranno esaminate anche le proposte non ancora formalizzate sulle procedure di conciliazione e raffreddamento.
Per la FLP il percorso deve partire da un punto fermo: l’unificazione delle regole del Comparto Funzioni Centrali non può tradursi in un inasprimento delle limitazioni al diritto di sciopero.
Al contrario, questa è l’occasione per costruire una disciplina moderna, equilibrata e coerente con l’attuale Pubblica Amministrazione, garantendo i servizi essenziali solo attraverso le prestazioni realmente indispensabili.
A cura della Federazione FLP

