In campo anche “quota 41” ma, sempre in ogni caso, con il ricalcolo solo contributivo dell’assegno
Il mese di agosto rappresenta tradizionalmente il mese in cui si apre di fatto la discussione tra gli addetti ai lavori sui temi e sulle scelte relative alla prossima legge di bilancio, che, nella circostanza, rappresenta l’ultima manovra finanziaria che verrà adottata dal Governo in carica e che dunque precederà la sfida elettorale del 2027, in uno scenario certo non facile sia sotto il profilo economico, con i costi dell’energia schizzati, che internazionale, con due guerre vicine a noi che tante ricadute hanno sulla vita dei cittadini.
A tal proposito, il tema della previdenza è da tempo uno dei più attenzionati e interessanti, anche in ragione dello sviluppo che la questione ha registrato nell’ultimo quinquennio: come si ricorderà, la riforma della Legge Fornero – nel senso di una profonda modifica della legge a suo tempo (2011) adottata dall’allora Governo Monti, attraverso l’introduzione di quote progressive di flessibilità in uscita per consentire ai lavoratori di poter accedere alla meritata pensione dopo una lunga vita di lavoro -, è stata la bandiera più sventolata nella campagna elettorale del 2022 da parte delle Forze che hanno poi ottenuto la maggioranza dei voti, e per questo ha generato grandissime attese da parte di tantissimi cittadini.
Poi, però, purtroppo, gli sviluppi nel corso degli anni sono stati decisamente diversi, e tutti ovviamente legati a manovre finanziarie in cui le risorse non hanno mai abbondato, costringendo così il Governo a scelte difficili in cui la previdenza ha sempre svolto purtroppo una funzione di cassa, e il risultato finale di questo quinquennio è stato che, rispetto al punto di partenza della legislatura, la possibilità di uscita anticipata in ordine alle due fattispecie ordinarie previste dalla legge Fornero (pensione di vecchiaia a 67 anni con 20 anni contributi e pensione anticipata ordinaria a 42 anni + 10 mesi di contributi per i maschi – uno in meno per le donne – con finestra mobile di tre mesi) non si è mai in alcun modo realizzata, mentre altre opzioni di uscita anticipata hanno visto i propri requisiti peggiorare significativamente nel tempo fino alla cancellazione (quote varie; opzione donna). Si deve inoltre ricordare, in aggiunta, che dal 1.1.2027 l’età pensionabile per traguardare le due opzioni di pensionamento introdotte dalla Fornero (vecchiaia e anticipata ordinaria) cresceranno di 1 mese e, dal 1° gennaio 2028, addirittura di ulteriori due mesi.
È rimasta invece ancora in vita la c.d. “pensione anticipata contributiva”, riservata ai lavoratori assunti dal 1.1.1996 con 64 anni d’età e 20 anni di contributi, avendo maturato un assegno pari almeno a tre volte il trattamento minimo INPS, requisito che scende a 2,8 volte per le donne con un 1 figlio e a 2,6 volte con 2 o più figli, e con finestra mobile di tre mesi, ed è proprio da questa tipologia di pensionamento anticipato che passa come una delle ipotesi allo studio per l’anno 2027 (ricordiamo, a tal proposito, che la crescita dell’età pensionabile e del requisito contributivo minimo riguarderà anche questa tipologia di pensione: + 1 mese dal 2027 e + 3 mesi dal 2028).
Ne ha parlato al Meeting di Rimini il Sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, affermando che sono in corso specifiche interlocuzioni tra Ministero dell’Economia e quello del Lavoro, con l’obiettivo a pervenire ad una scelta in manovra finanziaria 2027, chiarendo però da subito che “anzianità minima” e “soglia dell’assegno” devono ancora essere approfondite e definite.
L’idea allo studio sarebbe quello di estendere aa tutti la possibilità di uscita a 64 anni, ma ad alcune condizioni: in primo luogo, il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno pensionistico; ma poi anche altre, che andranno a determinare platea e costi per le casse dello stato, e in particolare:
- l’anzianità contributiva minima richiesta per accedere alla pensione a 64 anni;
- l’eventuale soglia minima dell’assegno, che dovrà essere definita e non può essere assimilata automaticamente al requisito oggi previsto per i contributivi puri (tre volte l’assegno sociale);
- la finestra di decorrenza e l’eventuale limite temporaneo all’importo della pensione;
- la copertura finanziaria e il rapporto con l’aumento dei requisiti dal 2027, atteso che lo stesso SSS Durigon ha indicato l’“opzione 64 anni” come alternativa alla crescita dell’età pensionabile.
Dunque, se l’opzione di che trattasi dovesse alla fine essere varata, al lavoratore spetterebbe allora decidere se accettare un assegno più basso per accedere prima alla pensione o se invece restare al lavoro fino al raggiungimento dei requisiti ordinari, maturando così un assegno più consistente.
Vi è però un’altra opzione in campo: quella del collocamento in pensione con 41 anni di servizio, indipendente dall’età anagrafica posseduta. Ma anche qui servirebbe però il ricalcolo totalmente contributivo dell’assegno pensionistico e una riduzione dell’assegno pensionistico futuro. L’idea potrebbe essere quella di scalare il 2% dell’assegno per ogni anno di anticipo, con un massimo del 10% nel caso limite di pensione a 62 anni di età.
Abbiamo però letto di altre possibili opzioni al vaglio in previsione del emanando DDL Bilancio 2027:
- la proroga delle misure di flessibilità esistenti come Quota 103 (62 anni di età e 41 di contributi), con la conferma del ricalcolo contributivo e del tetto massimo all’importo erogabile fino al raggiungimento dei 67 anni di età;
- la prosecuzione dell’Ape Sociale, fattispecie confermata nell’anno in corso e riservata alla tutela dei lavoratori gravosi, dei caregiver e dei disoccupati;
- il potenziamento degli incentivi al rinvio del pensionamento e l’utilizzo dei fondi di previdenza complementare per raggiungere le soglie economiche necessarie all’uscita anticipata.
Tanta carne al fuoco, dunque, e rispetto alla quale non c’è all’orizzonte alcuna previsione e benché mai ancora alcuna data per un confronto preliminare con le Forze Sociali. Temiamo che stiamo andando inesorabilmente avanti lungo un metodo di lavoro oramai consolidato negli anni: ricordiamo a tal proposito che l’ultima riunione effettuata (tavolo tecnico sulle pensioni) è datata 18 settembre 2023, ed è dunque da quasi tre anni che manca un tavolo di confronto tra Governo e Parti sociali in materia di pensioni. Un po’ troppo, francamente!
Ebbene, noi pensiamo e lo abbiamo già detto, che, alla luce dei dati di situazione attuali e del quadro macro-economico già delineato dal DFP, e a fronte della prevedibile scarsezza di risorse che impediranno l’adozione di misure strutturali di riforma della legge Fornero, sia quanto mai urgente e indifferibile un confronto preliminare tra Governo e Parti sociali al fine di mettere a punto le misure possibili e praticabili da adottare con la prossima legge di bilancio.
Restiamo in fiduciosa attesa.
A cura del Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati

