Notiziario n. 111 del 21 settembre 2026

Goffa polemica sulla tassazione del TFR dal 2027

La polemica politica, scatenata ed alimentata dalle opposizioni, è stata poi sconfessata dall’intervento diretto dalla Presidente Meloni con: “Nessun aumento del carico fiscale”


E’ scoppiata in questi giorni, con rimbalzo della notizia da parte di alcuni media, una dura (rivelatasi poi “goffa”) polemica, scatenata ed alimentata dalle opposizioni (di sinistra), in merito alla presunta tassazione fiscale del TFR (Trattamento Fine Rapporto) dal 1° gennaio 2027.

La questione, che aveva suscitato un certo allarme tra i lavoratori, è stata poi smentita e confutata da una decisa presa di posizione della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Per spiegare meglio cosa è successo, riassumiamo temporalmente e del merito gli accadimenti:

Nei giorni scorsi era circolata su alcune testate giornalistiche e soprattutto sul web la notizia che dal 1° gennaio 2027 sarebbero cambiate le modalità di tassazione del TFR a seguito dell’abrogazione dell’art. 1, comma 9, della legge 27.12.2006, n. 296 (la finanziaria del 2007), per come disposto dal D. Lgs. 26.06.2026, n. 117, il nuovo Testo Unico dell’Imposte sui Redditi (TUIR). 

Val la pena di ricordare a tal proposito che la  norma introdotta dalla legge finanziaria del 2007 stabiliva che, ai fini della tassazione dei TFR, si potessero applicare le aliquote IRPEF in vigore al 31 dicembre del 2006 nel caso in cui le aliquote in essere nell’anno fiscale di riferimento fossero meno favorevoli, al fine di evitare un maggior carico fiscale sulle liquidazioni, in particolare quelle dei rapporti di lavoro di durata più lunga. Dunque, una sorta di “clausola di salvaguardia” per assicurare all’interessato il regime fiscale più favorevole.

Ebbene, secondo qualcuno, a seguito della soppressione della norma del 2006 sancita dal nuovo TUIR, a partire dal 1° gennaio 2027 non sarebbe stato più così, e pertanto il carico fiscale sulle liquidazioni corrisposte da quella data sarebbe stato determinato dalle aliquote in vigore nell’anno in cui cessa il rapporto di lavoro… e quindi con maggior aggravio in termini di tassazione.

A tal riguardo, riteniamo comunque opportuno precisare che l’eliminazione della clausola di salvaguardia del 2007 non avrebbe in ogni caso comportato automaticamente per tutti i percettori di trattamenti di fine rapporto un maggior carico fiscale, atteso che le variabili che entrano in gioco sono diverse (reddito, importo TFR, anzianità di servizio), e dunque, solo i lavoratori con redditi medio-alti e rapporti di lavoro più lunghi avrebbero potuto registrare una tassazione superiore in confronto a chi ha redditi più bassi e anzianità inferiori, che di fatto non sarebbero stato toccati. 

Tuttavia, da alcuni settori dell’opposizione è stato lanciato un forte allarme su questa “supposta” stangata fiscale a carico delle liquidazioni dei lavoratori a seguito della soppressione della clausola di salvaguardia introdotta nel 2007.

A contrastare la lettura fortemente allarmistica venuta dall’opposizione, è quindi intervenuta, con un post su Facebook, direttamente la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha chiarito come il TUIR non abbia in alcun modo cancellato la clausola di salvaguardia, atteso che lo stesso TUIR all’art. 21, comma 11, la continua espressamente a prevedere, motivo per il quale nel caso in cui le aliquote del 2006 fossero più favorevoli rispetto a quelle attualmente in vigore, continuerebbero ad essere tranquillamente applicate,  senza alcuna stangata fiscale per i cittadini interessati. Dunque, ha concluso la Presidente Meloni, la tutela non è stata abrogata, ma solo trasferita all’interno del TUIR, come peraltro confermato dalla relazione tecnica che accompagna il D. Lgs. 26.06.2026, n. 117 che reca il nuovo testo del TUIR.

La circostanza renderà particolarmente soddisfatti i lavoratori con redditi medio alti e alti, che sono poi quelli che, come sopra ricordato, avrebbero potuto subire una maggiore tassazione nel caso di effettiva soppressione della clausola di salvaguardia introdotta nel 2007.

Il chiarimento intervenuto a seguito del post della Presidente del Consiglio ha chiuso al momento la polemica, rispetto alla quale come CSE FLP Pensionati auspichiamo che, per il futuro, da tutte le parti si agisca con una maggiore accortezza e responsabilità, evitando prese di posizioni (senza aver fatto prima le adeguate ed opportune verifiche) che possano introdurre nei cittadini e nei lavoratori ulteriori preoccupazioni rispetto alle tante che già affollano la loro quotidianità.


A cura del Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati