Notiziario n. 13 del 29 gennaio 2026

Contenuti del XIII Rapporto sul Bilancio del sistema previdenziale

Nel 2024, il saldo previdenziale migliora e il rapporto lavoratori-pensionati è in aumento.
Per un sistema in permanente equilibrio, la previdenza andrà separata dall’assistenza.


Qualche settimana fa, presso la Sala Regina della Camera dei Deputati, è stato presentato il “Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale” curato dal Comitato Tecnico Scientifico e dagli Esperti del Centro Studi e Ricerche “Itinerari Previdenziali”, giunto quest’anno alla sua tredicesima edizione.

Come sempre, anche in questa circostanza la lettura del “Rapporto” consente di poter fare un giro di orizzonte sulla situazione in cui versa il nostro sistema previdenziale attraverso l’analisi degli andamenti della spesa pensionistica, delle entrate contributive e dei saldi delle differenti gestioni pubbliche e privatizzate, nella circostanza con tutti i dati riferiti all’anno 2024. Quello che emerge, alla fine è un quadro complessivamente attendibile in ordine all’adeguatezza delle prestazioni offerte dal nostro welfare, che presenta certo criticità ma anche con alcuni importanti aspetti positivi e, a seguire, e proprio sulla base dei dati rilevati, alcune considerazioni conclusive sulla sostenibilità e sul futuro del nostro sistema previdenziale.

Vediamo allora alcuni degli indicatori più importanti che emergono dal “Rapporto”: 

  • Il numero totale di pensionati nel 2024 è stato di 16.305.880, con un incremento di 0,47% (+75.723) rispetto al 2023 (nel lontano 2018, invece, erano poco più di 16 milioni, precisamente n. 16.004.000); sempre nel 2024, le “pensioni IVS” (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti), le pensioni ordinarie derivanti da contributi obbligatori sono state pari a 17.757.257, mentre sono state n. 4.644.565 le c.d. “pensioni assistenziali INPS” (sussidi economici erogati dallo Stato tramite l’INPS a cittadini in situazioni di bisogno economico o fisico, non legate ai contributi versati, ma basate su requisiti di reddito e invalidità tipo assegno sociale, prestazioni per invalidi civili, ciechi, sordi, indennità di accompagnamento, etc. etc.), e infine n. 613.189 le prestazioni indennitarie INAIL (coprono infortuni sul lavoro e malattie professionali).
  • Il numero di prestazioni pensionistiche in pagamento nel 2024 è dunque risultato pari a 23.015.011con una crescita di oltre 95mila trattamenti (+0,42%) rispetto alle 22.919.888 del 2023.
  • la spesa previdenziale nel 2024 è stata pari a 286,14 mld di euro ed è risultata in crescita del 18,73 % rispetto all’anno precedente, e questo in ragione della corrispondente crescita delle pensioni assistenziali (+2,30%) mentre quelle IVS sono cresciute di poco (+ 0,03%) e quelle indennitarie sono diminuite (-2,23%); infine, altro dato importante, le pensioni di vecchiaia hanno superato nel 2024 quelle anticipate.
  • Nello stesso anno sono cresciute però anche le entrate contributive (l’ammontare complessivo è risultato pari a 260,59 mld di € grazie all’aumento degli occupati e all’incremento delle retribuzioni. Il saldo previdenziale, ancorché si mantenga ancora in negativo, migliora rispetto al precedente anno passando dai -30,72 miliardi del 2023 ai -25,55 dell’anno 2024.
  • Il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati raggiunge nel 2024 quota 1,4758, che pur ancora al di sotto di quell’1,5 ritenuto dagli esperti la soglia minima di sicurezza per la tenuta a medio-lungo termine della nostra previdenza obbligatoria, appare in aumento rispetto ai dati precedenti.

Sulla base dei dati di cui sopra, è possibile affermare, e il “Rapporto” lo dice apertamente, che il sistema previdenziale ha conti sostanzialmente in equilibrio già oggi e che potranno reggere ancora di più in futuro, con un rapporto tra lavoratori attivi e pensionati che nei prossimi anni potrà anche superare l’1,5.

Il macigno che il sistema previdenziale si porta dietro, noi lo diciamo da tempo, è la commistione tra previdenza e assistenza: se si tenesse conto delle sole pensioni ordinarie e non di quelle assistenziali, il numero dei pensionati scenderebbe da 16,3 a 13,5 mln, portando il rapporto attivi/pensionati a un 1,77 che appare un indice sufficiente a garantire la sostenibilità finanziaria di medio-lungo termine del nostro sistema.

Quale allora la ricetta per il futuro? In primo luogo, la separazione tra previdenza e assistenza, come noi chiediamo da tempo; in secondo luogo, ovviamente, politiche industriali che migliorino l’organizzazione, la sicurezza e la qualità del lavoro nel nostro Paese e che aumentino in ultimo la produttività, il che rappresenta da sempre la condizione essenziale per migliorare il bilancio previdenziale di un Paese e tenerlo in equilibrio.


A cura del Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati


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