Notiziario n. 20 del 3 gennaio 2026
Direttiva Comunitaria sulla Trasparenza Salariale
L’intervento della CSE al Ministero del Lavoro
Si è tenuto nel pomeriggio di ieri un incontro presso il Ministero del Lavoro per la presentazione dello schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva comunitaria sulla trasparenza salariale.
Nel corso dell’incontro i rappresentanti del Ministero del Lavoro, coordinati dal Capo di Gabinetto Cons. Mauro Nori, hanno presentato per punti la bozza di Decreto legislativo, rinviando all’approvazione da parte del Consiglio dei ministri della bozza preliminare per la consegna del documento, considerato che lo stesso poteva essere ancora suscettibile di modifiche nel corso dell’esame con gli altri ministeri competenti.
Ricordiamo che tale adempimento è necessario per recepire nell’ordinamento nazionale, entro il mese di giugno del 2026, la direttiva comunitaria che impegna gli Stati membri ad adottare politiche di trasparenza salariale sia sulle differenze di genere, che di tipologia di lavoratori (lavoro precario, intermittente, interinale) al fine di garantire tramite la conoscenza di dati finora in gran parte sconosciuti, una maggiore tutela delle parti più esposte e meno tutelate dalla contrattazione collettiva.
Da quanto si è potuto rilevare dalla sommaria presentazione effettuata nel corso della riunione lo schema di Decreto legislativo dovrebbe riprendere in gran parte i contenuti della direttiva, rimandando ai successivi decreti ministeriali e ad atti normativi secondari, la concreta e puntuale applicazione del dispositivo.
La CSE, intervenuta ai lavori del tavolo di confronto come Confederazione sindacale maggiormente rappresentativa, ha rappresentato l’importanza di tale norma all’interno dell’ordinamento nazionale. Pur essendo consapevoli che la materia è parte integrante della contrattazione collettiva, e quindi pur ribadendo la centralità della negoziazione come fattore di tutela dei salari e dei diritti dei lavoratori, abbiamo però rappresentato la necessità che la norma definisca comunque parametri di riferimento di maggior favore a cui la contrattazione deve allinearsi, e a cui non può derogare.
Abbiamo infatti evidenziato come nel corso di questi anni si sia verificato un sostanziale indebolimento della contrattazione collettiva, e un sempre maggiore disallineamento sia dei tempi che dei contenuti, a seguito del mutamento dei rapporti di forza e ad una parcellizzazione del mondo del lavoro.
Situazione verificatasi anche a seguito di una sempre maggiore precarizzazione del rapporto di lavoro e all’emersione di nuove professionalità, a fronte dei cambiamenti organizzativi tecnologici e strutturali, che troppo spesso lasciano privi di tutela, rappresentanza e forza contrattuale tali lavoratori.
Non a caso la CSE è stata promotrice e firmataria del nuovo contratto nazionale delle professioni Stem, che mira proprio a tutelare e a dare pieno riconoscimento contrattuale e prospettive a tutte le nuove professioni fino ad oggi ignorate.
Ecco il perché la CSE ritiene che sia importante mantenere nel Decreto legislativo di recepimento i punti chiave della direttiva comunitaria, con riferimento alla trasparenza rispetto ai dati non solo di genere e/o salariali tra singoli lavoratori dell’azienda a parità di inquadramento, ma anche rispetto alla conoscenza piena da parte di chi si affaccia al mondo del lavoro dei diritti e delle retribuzioni fin dal momento della costituzione del rapporto di lavoro.
Troppo spesso, sia nel pubblico che nel privato, si assiste ad una differenza retributiva non giustificata rispetto alla tipologia e alla qualità del lavoro svolto, e troppo spesso questo si traduce in situazioni di sotto-inquadramento, o di affievolimento di diritti alla carriera, all’incarico.
Trasparenza che deve essere garantita non solo al singolo lavoratore, ma anche alle rappresentanze sindacali e la cui previsione deve essere inserita all’interno dei CCNL.
Considerato che la direttiva comunitaria si applica sia la lavoro privato che a quello pubblico, nel nostro intervento siamo stati gli unici a sottolineare come anche nel lavoro pubblico, che nell’immaginario collettivo è considerato quello maggiormente tutelato, quello in cui la contrattazione definisce con esattezza i livelli di retributivi, vi sia la necessità di un intervento che garantisca la piena trasparenza non solo nell’accesso alle diverse funzioni e agli incarichi, troppo spesso diversificato a secondo del genere, ma anche l’importanza che venga assicurata la massima trasparenza nella gestione di sistemi di valutazione e di performance che intervengono a valle della contrattazione rispetto all’erogazione del salario di produttività e dei percorsi di carriera. Come l’introduzione dell’intelligenza artificiale, i suoi riflessi sull’organizzazione del lavoro e sulla gestione del rapporto di lavoro.
Dati finora in gran parte inaccessibili per il delicato rapporto tra privacy e trasparenza, ma che la norma comunitaria finalmente chiarisce.
Siamo consapevoli che al di là delle favorevoli dichiarazioni di principio, pur manifestate nel corso della riunione da tutte le parti sociali intervenute, sia sindacali che datoriali, l’applicazione di questa norma non è neutra, e non a caso gran parte delle associazioni datoriali hanno chiesto deroghe nell’applicazione, con riferimento al numero di dipendenti, o rinvii nell’entrata in vigore contando sui tempi dell’emanazione dei DM di attuazione del Decreto legislativo, lamentando una eccessiva burocratizzazione.
Per la CSE invece questa norma rappresenta l’occasione per dare più garanzie e tutele al mondo del lavoro riaffermando nel contempo il ruolo e le prerogative delle rappresentanze dei lavoratori.
Per questo presteremo la massima attenzione ai contenuti finali dello schema di Decreto legislativo predisposto dal Ministero del lavoro, che dovrebbe andare in Consiglio dei ministri giovedì prossimo, e seguiremo poi l’iter di approvazione del documento in sede parlamentare, fornendo le nostre osservazioni alle Commissioni coinvolte.
A cura della Confederazione CSE
