Notiziario n. 29 del 10 febbraio 2026

La Corte Costituzionale chiamata ad un nuovo giudizio sul sequestro del TFS

Oggi (10 febbraio) udienza pubblica per la discussione sui ricorsi rimessi dai TAR Marche e Lazio


Oggi, martedì 10 febbraio 2026, è fissata presso la Corte Costituzionale l’udienza pubblica nella quale saranno discussi due ricorsi contro il pagamento differito e rateale del TFS (Trattamento di Fine Servizio) dei dipendenti pubblici, che TAR Marche e TAR Lazio hanno rimesso alla Consulta per sospetta incostituzionalità.

Come noto, a differenza del TFR (Trattamento di Fine Rapporto) che i lavoratori privati percepiscono in tutto il suo maturato economico al momento del collocamento in pensione (o al momento delle dimissioni dall’azienda), il TFS, destinato specificatamente ai lavoratori pubblici e che ricomprende diversi tipi di liquidazione (Indennità di Buonuscita (IBU), destinata ai dipendenti di Funzioni Centrali e Scuola; Indennità Premio di Servizio (IPS) per dipendenti degli Enti Locali e del Servizio Sanitario Nazionale; etc.), viene invece erogato in tempi molto più lunghi che differiscono tra loro in ragione della causa di cessazione del rapporto di lavoro e che possono arrivare addirittura a 7 anni.

In aggiunta, i tempi di liquidazione del TFS sono diversi in relazione alla somma da erogare, potendo arrivare addirittura fino a tre rate annuali per importi superiori a 100mila €.

Nel corso di questi ultimi anni, poi, al fine di ovviare seppur parzialmente a questo stato di cose, è stata offerta al neopensionato pubblico la possibilità di ottenere anticipazioni sul proprio TFS attraverso banche e recentemente anche via fondo INPS (ipotesi che è subito naufragata) ma pagando spese e interessi che ne riducono pesantemente il quantum.

Dunque, una palese, ingiusta ed incomprensibile differenza di trattamento dei lavoratori pubblici nei confronti di quelli del settore privato, che peraltro fa il paio con altre disparità esistenti nel raffronto TFR/TFS come la possibilità per i privati di richiedere un anticipo sulle somme versate, che non è possibile invece per i pubblici. Davvero una “vergogna”, come ebbe efficacemente a connotarla il nostro Segretario Generale Marco Carlomagno.

Va ricordato, a tal proposito, che la Corte Costituzionale si è già pronunciata sul problema TFS per ben due volte, la prima con sentenza n. 159/2019 e, più recentemente, con sentenza n. 130/2023 che ha affermato che il differimento della corresponsione del TFS spettante ai dipendenti pubblici cessati dall’impiego per raggiunti limiti di età o di servizio “contrasta con il principio costituzionale della giusta retribuzione”, e che la stessa rateizzazione ne aggrava il vulnus, atteso che “si tratta di un emolumento volto a sopperire alle peculiari esigenze del lavoratore in una particolare e più vulnerabile stagione della esistenza umana”; da qui l’invito da parte della Corte Costituzionale al legislatore ad “individuare i mezzi e le modalità di attuazione di un intervento riformatore…”.

Il legislatore in questi anni non ha risposto in alcun modo alla precisa sollecitazione della Consulta, consentendo così il mantenimento del sequestro TFS, pervenendo quasi alla beffa con la legge di bilancio 2026 che ha disposto l’anticipazione di tre mesi dell’erogazione della prima rata (dunque, dopo 9 mesi e non 12 come oggi), il che è apparso  una scelta giocata su due fronti: in primo luogo, quello di dare il senso di un intervento sul TFS dopo le inadempienze del passato e alla vigilia del nuovo pronunciamento della Consulta; in secondo luogo, e qui sta la beffa, far addirittura cassa con IL TFS, in quanto con l’anticipo dei 3 mesi verrà meno la detassazione introdotta dalle legge 26/2019 che prevede una riduzione d’imposta pari all’1,5% per il TFS erogato dopo 12 mesi.

E’ utile ricordare a tal proposito che la nostra CSE,  insieme a CGS, CGIL, COSMED, CIDA e CODIRP, hanno avviato da due anni una decisa mobilitazione e una grande iniziativa unitaria (un unicum, oggi) rivolta a tutti i lavoratori e pensionati pubblici e più in generale a tutti i cittadini, patrocinando peraltro ben 7 ricorsi in giudizio contro il sequestro del TFS, alcuni dei quali sono oggi sospesi nel giudizio proprio in attesa del presente pronunciamento della Consulta che, val la pena di ricordarlo, avrà efficacia erga omnes, cioè varrà per tutti i lavoratori pubblici.

Per questo attendiamo con interesse il nuovo pronunciamento della Corte Costituzionale, che potrebbe risolvere una volta per tutte la spinosissima questione della differenza di trattamento pubblico/privato in materia di TFS/TFR.

Daremo naturalmente conto del pronunciamento della Corte Costituzionale, non appena lo stesso sarà reso noto.


A cura del Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati della Federazione FLP


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