Notiziario n. 30 del 12 febbraio 2026

L’udienza pubblica in Corte Costituzionale sui ricorsi TFS

Le incredibili posizioni di INPS su costi e propensione alla spesa dei lavoratori.
Forse entro 15 giorni la sentenza, che speriamo affermi definitivamente i nostri diritti


Come anticipato con il precedente Notiziario n. 29, nella giornata di martedì 10 febbraio, si è tenuta presso la Corte Costituzionale l’udienza pubblica nella quale sono stati discussi tre ricorsi contro il pagamento differito (fino a 7 anni!) e rateale (fino a 3 rate annuali, senza interessi e rivalutazione) del TFS (Trattamento di Fine Servizio) dei dipendenti pubblici, che i TAR Marche, Lazio e Friuli-Venezia Giulia hanno rimesso alla Consulta per sospetta incostituzionalità.

La relazione iniziale, affidata alla Giudice relatrice dr.ssa Maria Rosaria San Giorgio, ha riassunto i termini delle questioni poste dai Tribunali remittenti in conseguenza della mancata attuazione delle precedenti sentenze della stessa Corte (sentenza n. 159/2019 e, più recentemente, sentenza n. 130/2023) e delle posizioni espresse dalle Parti: quelle dei ricorrenti, che contestano “il differimento e la rateizzazione del TFS non accompagnati dalla rivalutazione delle somme via via erogate al dipendente cessato dal servizio per raggiunti limiti di età” (comunicato Consulta del 6 febbraio c.a.), e quelle di Avvocatura e INPS a sostegno del mantenimento dello statu quo. 

Hanno colpito, in particolare, gli interventi dei due avvocati dell’INPS che, con il supporto delle memorie prodotte e sulla base di calcoli attuariali, hanno lanciato l’allarme sulla supposta insostenibilità di costi per le finanze pubbliche in caso accoglimento dei ricorsi: 4,2 mld di € in caso di pagamento non differito della prima rata; 11,6 mld se si cancellasse la rateizzazione; infine, 15,6 mld € se si venissero cancellate sia differimento che rateizzazione. Cifre, lo ha ribadito la difesa dei ricorrenti, che ha ricordato come il costo della riduzione di tre mesi della prima rata di TFS introdotta con l’ultima legge di bilancio, in base ai calcoli della RGS, costerà 22 milioni per tre mesi e dunque 88 mln per un anno, somme che confliggono con i calcoli INPS. 

Gli avvocati INPS hanno suggerito la possibilità di percorsi alternativi: un termine temporale al legislatore per provvedere a dare attuazione alla sentenza CC una pronuncia additiva di principi finalizzati a orientare il legislatore e, infine, disporre il pagamento di interessi e rivalutazione dopo la prima rata, con rinvio del pronunciamento attuale della Corte in tutte e tre le opzioni. Che a noi appaiono del tutto non percorribili.

Ma quello che ha più colpito in particolare delle posizioni di INPS espresse in udienza è stata l’affermazione che eliminare differimento e rateizzazione comporterebbe il pagamento tutto e subito del TFS con la corresponsione al neopensionato di cifre” enormi”, che lo spingerebbe a spendere di più e a non gestire in modo corretto la propria liquidazione, citando in memoria studi di economia comportamentale e psicologia finanziaria che evidenzierebbero “l’irrazionalità umana nelle scelte di spesa” quando si ricevono grosse somme in un’unica soluzione.

Un’affermazione incredibile, che provenendo da rappresentanti dell’Ente Pubblico che gestisce le pensioni di fronte alla Corte Costituzionale, e non da un improvvisato commentatore sui social, non può passare nel silenzio, o come un mero incidente di percorso, ma necessita di una presa di posizione ufficiale dei vertici dell’istituto, a tutela non solo dei pensionati pubblici e della loro dignità, ma anche della credibilità di un pilastro della nostra pubblica amministrazione quale è l’INPS.

Sul sito della Consulta (https://www.cortecostituzionale.it/udienza/4565) è disponibile NELL’ULTIMO VIDEO DEI 4 PRESENTI NELLA PAGINA WEB la videoregistrazione dell’intera seduta, alla quale visione invitiamo lavoratori e pensionati, che appare molto interessante per comprendere bene i termini della spinosa questione e della reale posta in gioco.

Entro quindici giorni, la Corte dovrebbe pubblicare il proprio pronunciamento, e l’auspicio che formuliamo è che la sentenza faccia definitivamente giustizia sulla “vergogna” dell’erogazione differita e rateale del TFS, rendendo finalmente giustizia ai lavoratori pubblici e affermandone i loro sacrosanti diritti.


A cura del Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati della Federazione FLP


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